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The Sign Post Forest in Watson Lake, Canada

Schilder - wald : foresta di segni. In senso fisico e figurato. Cercavo una parola che spiegasse quello che ho provato in questi ultimi quattro mesi e ancora una volta l'ho trovata in tedesco.
Schilderwald è una parola che viene usata quando un posto o una strada è tappezzata da un gran numero di segnali, spesso inutili, che fanno sì che uno non sappia come comportarsi o che semplicemente si perda.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

E si sa che le mid-life crisis arrivano per lo più tra i 19 e i 20 anni.
Ciò che è finito non può contenere qualcosa di infinito.
Anche se, ecco, gli stessi teologi hanno posto delle obiezioni a riguardo.
E' la prima volta che scrivo un articolo senza sapere esattamente da dove cominciare piuttosto che come e dove finire.
Partirò dalle basi.
Mi chiamo Elena Clara Maria, ho 20 anni e 11 giorni. Sono un essere umano finito eppure non conosco ancora bene i miei confini. So che posso provare sentimenti forti, so che posso sentirmi un tutt'uno con altri esseri umani attraverso legami forti. So che, nel corso della mia vita, potrò immagazzinare più di un terabyte di informazioni. So che siamo animali razionali e sociali e gran parte di quello che ci rende uomini e donne, gran parte di ciò che ci definisce, è collegato alle relazioni che costruiamo durante la nostra vita. So che la rottura, la perdita e la modifica di una relazione possono cambiare il modo in cui ci definiamo. So che le rotture improvvise, o le rotture delle relazioni più importanti, quelle con cui ci siamo definiti per un tempo finito ma infinito, possono farci dimenticare tutto quello che ho appena detto. So che davanti ai grandi dolori non esiste spazio per la parola. Ne ho catalogate tante, attraverso la mia passione per la linguistica. Ma nessuna funziona. Non puoi spiegare a parole quel dolore che ti svuota, che ti immobilizza, che ti rende muto.
E di conseguenza non sono qui per parlarvi del mio.
Sono qui per dirvi che può capitare di sentirsi disorientati, spaventati, sbiaditi, impotenti, piccoli.
Che i cambiamenti, i grandi cambiamenti, spaventano, ma siamo noi a decidere se lasciarci o meno definire dalla paura.

Un po' di tempo fa una persona mi ha ricordato che se siamo qui è grazie all'asimmetria più fruttuosa della storia, e tutte le volte che mi sento un miscuglio disordinato ci penso e sorrido.

Vi lascio qui uno dei discorsi a cui sono più affezionata, parla più di quanto non riesca a fare io.
Buonanotte.

https://www.youtube.com/watch?v=c62Aqdlzvqk



Non sono mai stata una bambina sportiva. Probabilmente è nato tutto da questo. Non mi sono mai piaciuti gli sport o i giochi di squadra o i giochi che coinvolgono oggetti sferici rotanti e non mi è mai piaciuto troppo fare il bagno da che una piccola me piangente in un pomeriggio di sole si sentì dire "non ci sono meduse Elenina vai in acqua tranquilla e non piangere più, prendi la tua tavoletta" e fu tirata a riva grazie al filo della suddetta tavoletta dopo l'arrivo dell'acquario di Genova. Insomma che tra imbranataggine, introversione e invasione di meduse dai sei anni in poi ho passato le mie estati al mare sul bagnasciuga a raccogliere tutte le pietrine colorate e luccicanti che trovavo nell'immensa distesa di sassi che era la spiaggia di Lavagna. Prendevo le mie ciabattine e tornavo con al mio seguito bicchieri, vasi, scatole piene di queste pietrine colorate, che altro non erano che cocci di bottiglia smussati dalle onde. Rifiuti a tutti gli effetti, che i miei occhi di bambina vedevano come pietre preziose, tesori portati dal mare. Quando scoprii che un tempo facevano parte di bottiglie, ai miei occhi diventarono ancora più belli. Bottiglie...magari con un messaggio, magari con una storia, provenienti da chissà dove. 


Sempre riguardo il fatto che a breve la mia sessione estiva sarà terminata ma dovrò continuare a studiare per gli appelli di fine settembre ho deciso di stilare una wishlist delle mini ricompense che potrei pensare di concedermi durante il percorso per tenermi motivata quando fuori ci saranno 40 gradi e tutti saranno in piscina e io a casa a memorizzare ideogrammi pregando in un'era glaciale.

Ho realizzato questa wishlist interamente su lucluc.com, un sito di abbigliamento con una vastissima scelta di abiti (più di duemila), accessori e costumi perfetti per la stagione estiva che assaporerò più o meno tra tre anni.

Ho scelto 15 capi in totale e 15 non vuole essere un numero a caso. 
A settembre darò appunto gli esami di cultura cinese (esame che consta di 7 libri) e di lingua cinese.
Ho deciso di assegnare una ricompensa a libro per il primo esame e 8 ricompense per il secondo perché 8 è un numero che a me tendenzialmente porta sfiga come un po' tutti gli altri ma che ai cinesi porta fortuna!!
Quindi ecco...tutta questa spiegazione pseudologica per farvi capire che insomma non potevo scegliere meno di 15 cose amoquestosito.

"È tempo di rendersi conto che siamo anche capaci di inventare dei sentimenti, e persino
sentimenti fondamentali paragonabili in potenza all'amore o all'odio." 

"It's time to realize that we are also capable of inventing feelings, and even fundamental feelings comparable to love or hatred."





Sentimenti che possono essere provati con la stessa intensità e frequenza dei sentimenti che siamo abituati ad esprimere e riconoscere attraverso la mimica facciale. 
Alcune culture se ne rendono conto e con il tempo nascono parole per esprimere questi sentimenti che il linguaggio del corpo non può pronunciare. Scavando tra siti per logofili e studiando sui manuali di antropologia ho stilato una lista di 20 sentimenti che proviamo frequentemente ma fatichiamo ad esprimere. Un grazie va a Paul Nougé e al mio amato Magritte, che con il suo Les mots et les images mi ha dato l'ispirazione necessaria a scrivere questo post. (Tutte le foto sono state scattate al Museo Magritte di Bruxelles in modo illecito, sono una brutta persona e la qualità è pessima, sì.)



Feelings that can be felt with the same intensity and frequency as the feelings we're used to recognize through facial expressions.
Some cultures got this fact and developed words in order to express the feelings we do feel, but our body can't pronounce. After some researches and studying I've made up a list of 20 feelings we do feel quite frequently but have trouble explaining. A big thanks goes to Paul Nougé and my beloved, René Magritte, who inspired me a lot with his work, especially for what concernes his studies on language and significance. Here's his sketch of "Les mots et les images". (All the pictures have been taken at Magritte Museum in Brussels even though it wasn't permitted, that's why quality sucks a bit and I feel like I'm not the good person you all believe I am, haha).

L'idea di questo post mi è venuta mentre ero sul treno di ritorno da Brescia grazie ad un incontro fortuito. Mi ero seduta di fronte ad un signore sulla cinquantina, che dopo avermi aiutato a sistemare lo zaino nel vano portaoggetti aveva iniziato a chiedermi dove stessi andando e cosa facessi nella vita. Avevo raccontato della mia piccola gita nel Nord Italia a trovare due amiche e del mio attuale percorso di studi ed in qualche modo lo avevo incuriosito. Sicché a quel punto il signore aveva iniziato a domandarmi che dipinto fosse quello raffigurato sulla mia borsa (indossavo una borsa raffigurante il Bacio di Klimt), cosa volessero dire le mie collane (indossavo le stesse collane che vedete nelle foto qui sotto), che significato aveva per me il libro che stavo leggendo (Siddharta), perché avessi scelto di studiare proprio il Cinese...
Dopo una mezz'ora di chiacchiere mi aveva detto: "diciamo che dentro di te coesistono tante cose".
E non poteva dirmi cosa più bella. E' vero: dentro di me coesistono tante cose, tanti interessi, tante storie diverse, e a me piace raccontarle attraverso il mio modo di vestire. 
Mi cibo di significati, mi vesto di significati, mi circondo di significati. E' il mio modo di darmi un senso. Per spiegarlo in modo un po' più superficiale: per me un "outfit" è "riuscito" e mi fa sentire bene quando sento che trasmette qualcosa di ciò che sono, quando racchiude in sè delle storie, delle pillole di vita. 

Oggi voglio postarvi qualche scatto di un "outfit" che sento mio, e di raccontarvi cosa c'è dietro.
Perché diciamo che mi sento più storyteller che fashion blogger e do molta importanza anche ai dettagli più piccoli.